← Back Vita di Girolamo Savonarola[, O.P.]
Vita di Girolamo Savonarola[, O.P.]

Description

cf. the (lacking-endnotes) English transl.

pp. 12-14 (PDF pp. 20-22) is his 25 April 1474 letter to his father explaining why he's fleeing the world and embracing religious life:

In primis , la rasone la quale me muove ad intrar ne la religione è questa: … la gran miseria del mondo, le iniquitate de li omini, li stupri, li adulterii, li latrocinii, la superbia, la idolatria, le biasteme crudele; che el seculo è venuto a tanto che più non si trova chi faccia bene; dove io pià volte il di io cantava questo verso lacrimando: Heu fuge crudeles terras, fuge litus avarum. E questo perché io non potea patire la gran malizia di cecati populi de Italia, e tanto più, quanto io vedea le virtute esser spente al fondo e i vizii sollevati. Questa era la maggior passion che io potesse avere in questo mondo… Non seria stata una grande ingratitudine la mia ad aver pregato Iddio che mi mostri la via dritta per la quale io ho a camminare, e lui essendosi dignato di mostrarmela, e poi che io non l'avesse accettata? Oimé, lesù mio, piuttosto mille morte, che contra di te io mai sia ingrato per tal modo. Sì che, dulcissime pater , piuttosto aveti da rengraziar messer lesu, che da pianger: il quale ve ha dato uno figliolo, e di poi ve l'ha conservato fino alli XXII anni assai bene; e non solamente questo, ma ancora si é dignato de farlo suo melitante cavaliero. Oimé, non reputati gran grazia avere un figliolo cavaliero de Iesu Cristo!…. Non credeti voi ch'el me sia stà gran doglia a separarme da vui? Certo io voglio che mi crediati che giammai, dappoi ch'io son nato, non ebbi maggior dolore né maggiore afflizione di mente, vedendome abbandonare il proprio sangue et andare Íra gente ignota per far sacrifizio a Iesu Cristo del corpo mio, e per vendere la mia propria voluntà nelle mane di coloro che mai non conobbi; ma di poi ripensando che Iddio mi chiama, non seria mai tanto ardito che io mi inclinasse alla sua voce dolcissima e tanto pia: Venite ad me omnes qui laboratis et onerati estis et ego reficiam vos: tollite iugum meum super vos , etc. Ma perché scio che voi di me vi lamentati, che cosi occultamente sia partito e quasi fuggito da vui, sappiati che tanto era ii mio dolore e la passion che io sentiva dentro del core dovendomi partire da vui, che se io ve lo avesse manifestato, io credo veramente che innanzi che io me fusse partito da vui il me seria crepato il core et averia impedito i! mio pensiere il mio atto… Vi prego adonca, padre inio caro, che poniati fine a li pianti e che non me vogliati dare più tristezza e più dolore ch'io me abbia: non per dolore di questo ch'io ho fatto, ché certo io nol revocaria se io credesse de venire maggiore che non fu Cesaro, ma pur perché ancora io son di carne come vui, e la sensualità repugna alla rasone: di che il mi convien combattere crudelmente a ció ch'el diavolo non mi salti sopra le spalle: e tanto più, quanto io sento di vui. Presto passaranno questi giorni nei quali el male é fresco, e dopo spero che vui et io saremo consolati in questo mondo per grazia e poi nell'altro per gloria. Altro non resta se non ch'io vi prego che vui, come virile, confortati mia matre; la quale io prego insieme con vui che mi donati la vostra benedizione.…

Ambrogio Catarino Politi: pp. 450ff (PDF pp. 464ff.)

sermon mentioning Santa Caterina da Siena and St. Antoninus, O.P., of Florence: pp. 163-4 (PDF pp. 171-2)

p. 339 (PDF p. 347): 7 March 1497: "el Papa, in quanto papa, non puó errare" (Prediche sopra l'Esodo , ediz. cit., vol. I. pp. 307 308)